Auto sportive nuove o usate? Perché il nuovo crolla rapidamente e l’usato mantiene il valore

Dicembre 16, 2025

TAG: auto sportive usate, deprezzamento auto sportive, occasioni auto sportive

Forte deprezzamento del nuovo

Tra emozioni pure, accelerazioni che incollano al sedile e un design da capogiro, il sogno di possedere un’auto sportiva spesso si scontra con la realtà dei fatti: acquistare queste vetture sta sempre più diventando una vera scommessa finanziaria. Negli ultimi anni si assiste infatti a un rapido deprezzamento del nuovo, a fronte di un usato che – se ben selezionato – può trasformarsi in un buon affare, riuscendo a contenere il deprezzamento nel tempo. Eppure, comprendere le ragioni di questo fenomeno, una vera e propria inversione di tendenza rispetto al passato, non è semplice: dalle scelta degli optional alla saturazione del mercato, sono diversi i fattori da prendere in considerazione.

Il crollo verticale del valore delle auto sportive di nuova immatricolazione

Per comprendere le ragioni alla base della veloce svalutazione del nuovo, può essere utile avvalersi di un qualche esempio desunto dal mercato: quello della BMW M5. Parte da un listino di poco più di 150.000 euro in Italia ma, se si aggiungono optional come colorazioni su misura, pacchetti tecnici e finiture premium, il prezzo raggiunge facilmente i 180.000 euro.

Un investimento che può lasciare poi sorpresi in fase di rivendita dell’auto: sulla base di recenti ricerche di mercato condotte negli Stati Uniti, e utili per ragionare anche nel Vecchio Continente – è stato rilevato un calo medio di valore del 47% entro tre anni e del 60% a cinque. È da considerare, inoltre, che gli accessori installati per questa tipologia di auto possono arrivare spesso a pesare oltre il 20% del prezzo di acquisto, recuperabile solo parzialmente nel prezzo di rivendita dell’usato.

È più che lecito chiedersi, di conseguenza, cosa stia accadendo.

Il crollo verticale del valore delle auto sportive di nuova immatricolazione

Il fenomeno del veloce crollo di valore non coinvolge soltanto le BMW M5, ma diversi modelli di auto sportive, un tempo giudicate un buon investimento per le loro capacità di rivendita. Rimanendo sempre nell’universo BMW, il caso non sembra essere isolato: sempre secondo lo studio americano, la BMW M3 si deprezza del 24,4% nei primi tre anni e del 54,2% a cinque, l’M4 Coupé del 24,7% e del 44,1% nello stesso lasso di tempo. Le BMW XM possono addirittura superare il 60% in un lustro. Non va meglio per altri costruttori: l’Audi RS6 perde il 48% a tre anni dalla prima immatricolazione.

Qui di seguito l’analisi della rivista USA Visual Capitalist sui top 10 deprezzamenti delle auto del segmento premium:

Sebbene sulla svalutazione giochino aspetti sia economici che psicologici, la ragione principale sembra essere legata alle politiche del prezzo del nuovo: con listini di partenza sempre più elevati, gli automobilisti tendono più a comprare versioni base, saturando conseguentemente il mercato della rivendita. In altre parole, l’offerta di seconda mano per le versioni standard cresce senza sosta, a fronte di una domanda decisamente volatile. Il risultato? L’abbondanza crea svalutazione.

La trappola degli optional

Non è però tutto, poiché sulla diminuzione del valore di rivendita intervengono anche altre fattori, ad esempio quella che potrebbe essere definita la trappola degli optional.

Proprio per far fronte al rischio di scarsa rivendita dovuto alla saturazione dei modelli base, sempre più automobilisti si convincono a riempire le loro auto di feature aggiuntive, si tratti di sospensioni adattive, rivestimenti pregiati, rifiniture in carbonio, e chi più ne ha, più ne metta. Eppure, questi extra non sembrano avere una gran presa sul mercato dell’usato: in fatto di rarità, i consumatori cercano altro, come serie limitate o particolari configurazioni del motore.

Se si aggiunge, poi, che l’eccesso di optional si può trasformare anche in un aumento dei costi di manutenzione nel tempo soprattutto per quelli di tipo tecnico, è più che comprensibile che molti acquirenti mantengano le distanze da questi modelli.

L’usato che sale: grandi affari con pochi chilometri

Per contro, l’usato di qualità è sempre più richiesto, con un rischio di svalutazione che sta sempre più raggiungendo i suoi minimi storici. Tra costi d’ingresso contenuti, e vita residua ancora elevata, la seconda mano sembra rappresentare l’investimento più vantaggioso.

Basti pensare a una BMW M3 prodotta tra il 2020 e il 2023: la gran parte della sua svalutazione è già avvenuta – a cinque anni, la si può trovare a meno del 60% del prezzo del nuovo, se in ottime condizioni – ma mantiene ancora fino all’80% del suo ciclo di vita. In altre parole, il “lavoro sporco” del deprezzamento è già avvenuto e, risparmiando decine di migliaia di euro rispetto alle auto di prima immatricolazione, si può godere di un’esperienza di guida praticamente pari al nuovo.

Le berline coupé: il tesoro nascosto delle auto usate

Sul mercato dell’usato, vi sono poi delle categorie che, per loro natura, dopo il crollo dei primi anni tendono a mantenere a lungo il loro valore. Come le berline coupé, il tesoro nascosto delle auto usate. Veicoli come le BMW Serie 6/8 Gran Coupé, la Mercedes CLS o l’Audi A7 – spesso inizialmente impiegate come auto aziendali o per il noleggio a lungo termine – tendono ad accumulare pochi chilometri (attorno ai 15.000 annui) prima di finire sul mercato dell’usato.

Inoltre, godono di una svalutazione più lenta rispetto alla media degli altri veicoli di lusso: ad esempio, una Mercedes CLS si deprezza di circa il 40% in cinque anni, contro il già visto 60% di una BMW M5. Ancora, alcune BMW 8 Gran Coupé, dopo una svalutazione di circa il 50% nel primo lustro, mantengono il loro valore residuo per anni.

Infine, se si considera come sempre più appassionati di sportive e auto di lusso stiano abbracciando la proprietà condivisa – come quella proposta da Morpheus – non vi sono ragioni per non scegliere l’usato: prezzi minori, ricchi pacchetti optional sostanzialmente non valorizzati, vita residua elevata, per un’esperienza su strada indistinguibile dal nuovo.

Naturalmente, la verifica dello stato e dell’usura usura generale del veicolo (esterni ed interni), lo stato del reparto “tecnico”, la regolarità della manutenzione (idealmente certificata), chilometraggio, età generale del veicolo, classe di inquinamento, assenza di incidenti (verificabile con i diversi provider per questo tipo di controlli preventivi) sono elementi imprescindibili per l’acquisto di un’auto sportiva considerate le cifre in gioco.

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