BMW Z4, tre generazioni a cielo aperto

Agosto 20, 2026

TAG: Auto iconiche, BMW Z4, Heritage, Recensione, roadster, Storia auto

Tre generazioni, ventiquattro anni, un solo obiettivo: il piacere di guida senza compromessi

Nel 2002 BMW decise di scrivere un nuovo capitolo nella propria tradizione di roadster a due posti, e lo fece scegliendo un nome tutt’altro che casuale. La lettera Z, già presente sulla Z3 e ancor prima sulla Z1, richiama il termine tedesco Zukunft, ovvero “futuro”: un’eredità concettuale che affonda le radici nelle spider di culto del marchio bavarese, dalla 328 Roadster degli anni Trenta fino alla mitica 507 e alla Z8 di fine anni Novanta. La BMW Z4 nasce per raccogliere il testimone della Z3 e per farlo con più ambizione, più tecnica e più carattere.

In quasi un quarto di secolo di storia, la Z4 ha attraversato tre generazioni profondamente diverse tra loro, capaci di raccontare l’evoluzione stessa del concetto di roadster: dalla purezza analogica della prima serie, alla ricerca del comfort da granturismo della seconda, fino al ritorno alle origini della terza, nata dalla insolita ma fortunata collaborazione con Toyota. Un percorso che si è chiuso nel marzo 2026, quando l’ultimo esemplare ha lasciato la linea di montaggio austriaca di Magna Steyr, insieme all’uscita di scena della serie 8, chiudendo la tradizione delle spider scoperte a marchio BMW.

La prima generazione (E85/E86): la svolta di Chris Bangle

La Z4 debutta ufficialmente al Salone di Parigi nell’autunno 2002, con le vendite che partono prima negli Stati Uniti e poi, dalla primavera successiva, anche in Europa. Il nome di battesimo interno è E85 per la versione roadster, mentre la variante coupé, arrivata nel 2006, porta la sigla E86.

Il compito di disegnare la nuova spider viene affidato allo studio guidato da Chris Bangle, all’epoca alla guida del design BMW, con il designer danese Anders Warming autore delle linee esterne. Il risultato è una rottura netta con il passato: via le morbide superfici della Z3, dentro un linguaggio fatto di tagli netti, superfici tese e volumi scultorei che dividono la critica ma che, con il senno di poi, si rivelano un manifesto stilistico capace di anticipare gran parte del design BMW del decennio successivo.

Tecnicamente, la E85 nasce sul pianale della Serie 3 dell’epoca, opportunamente accorciato e irrigidito per compensare l’assenza del tetto. Il risultato è una rigidità torsionale sorprendente per l’epoca, unita a una distribuzione dei pesi perfettamente bilanciata tra i due assali. Sotto il lungo cofano trovano posto motori sei cilindri in linea, dal 2.5i da 192 cv al 3.0i da 231 cv, ai quali si affianca in seguito anche un quattro cilindri 2.0 da 150 cv pensato per i mercati più sensibili al prezzo.

Il vertice della gamma è riservato alla Z4 M, equipaggiata con il sei cilindri S54 da 3.2 litri erogante 343 cv, lo stesso cuore pulsante della M3 E46, capace di spingere la roadster da 0 a 100 km/h in appena 5”0 secondi. Prodotta fino al 2008 negli stabilimenti di Spartanburg, nel South Carolina, la prima Z4 chiude la propria carriera con oltre 180.000 esemplari venduti nella sola versione roadster, un risultato che testimonia il successo di un progetto tanto audace quanto divisivo.

La seconda generazione (E89): comfort, potenza e il tetto che scompare

Presentata nel dicembre 2008 al Salone di Detroit e commercializzata a partire dal 2009, la Z4 E89 segna un cambio di rotta filosofico. BMW decide di orientare la vettura verso un uso più da granturismo, meno estremo nelle intenzioni ma più rifinito nell’esecuzione quotidiana. La novità più evidente è l’introduzione di un tetto rigido retrattile in metallo, capace di ripiegarsi elettricamente nel bagagliaio in circa venti secondi: la Z4 diventa così, per la prima volta, una coupé-cabriolet a tutti gli effetti, eliminando la necessità di due carrozzerie separate come accadeva con la E85/E86.

Il pianale deriva direttamente dalla generazione precedente, di cui conserva anche il passo, ma viene irrobustito con acciai ad alta resistenza per compensare il peso aggiuntivo del tetto in metallo, che in alcune configurazioni supera i 200 kg rispetto alla E85 a parità di motorizzazione. La gamma motori si arricchisce sensibilmente: debuttano i primi propulsori turbocompressi della storia Z4, insieme al cambio automatico a doppia frizione, due elementi che segnano definitivamente il passaggio a un’epoca tecnologicamente più moderna.

Al lancio sono disponibili tre sei cilindri a benzina della famiglia N52: il 2.5i da 204 cv, il 3.0i aspirato da 258 cv e, al vertice, il 3.0si sovralimentato da 306 cv con motore N54. Nel 2011 arriva la variante più prestazionale, la Z4 sDrive35is, che grazie al biturbo N54B30T0 tocca i 340 cv e 450 Nm di coppia, pur senza fregiarsi mai della sigla M, che in questa generazione resta assente dal listino. Nel 2013 il modello riceve un restyling che ne aggiorna i gruppi ottici anteriori e posteriori, introducendo elementi a LED e nuove possibilità di personalizzazione cromatica per la carrozzeria e il tetto. La produzione della E89 termina nel 2016, lasciando un vuoto di quasi due anni prima dell’arrivo dell’erede.

La terza generazione (G29): il ritorno alle origini, con Toyota

Dopo la pausa produttiva, BMW rilancia la Z4 con un progetto radicalmente diverso nel metodo, se non nello spirito. La nuova Z4 G29 nasce da una joint-venture con Toyota, che porta alla condivisione della piattaforma meccanica con la quinta generazione della Toyota Supra: due auto sviluppate in parallelo, assemblate nello stesso stabilimento austriaco di Magna Steyr a Graz, ma con personalità e messa a punto profondamente differenti.

Il debutto ufficiale avviene il 23 agosto 2018 al Concorso d’Eleganza di Pebble Beach, un palcoscenico che sottolinea l’ambizione heritage del progetto: il design, firmato dall’australiano Calvin Luk, si ispira apertamente alla leggendaria Z8 di fine anni Novanta, con un frontale lungo e proporzioni classiche da roadster. La commercializzazione parte nei primi mesi del 2019 come modello dell’anno 2019.

La novità più significativa, rispetto alla generazione precedente, è il ritorno della capote in tessuto al posto del tetto rigido retrattile: una scelta che privilegia la leggerezza e l’abbassamento del baricentro rispetto al comfort acustico, riportando la Z4 più vicina allo spirito originario della E85. La gamma motori spazia dal quattro cilindri 2.0 turbo della sDrive20i (197 cv) al sei cilindri in linea B58 della Z4 M40i, capace di erogare fino a 340 cv nelle versioni europee e addirittura 382 cv nella declinazione statunitense, complici normative sulle emissioni meno stringenti.

Curiosamente, nonostante la sigla M40i richiami il mondo delle BMW M, la terza generazione della Z4 non ha mai ricevuto una vera variante M ad opera della divisione motorsport bavarese, restando un capitolo a sé nella storia sportiva del marchio. A completare il quadro tecnico, la distribuzione dei pesi perfettamente bilanciata al 50/50 tra i due assi rimane, generazione dopo generazione, la firma dinamica costante di ogni Z4.

La chiusura di un cerchio: la Final Edition e l’addio a marzo 2026

Nel novembre 2025 BMW annuncia ufficialmente quello che molti appassionati temevano da tempo: la produzione della Z4 terminerà nel marzo 2026, senza che sia un modello sostitutivo. Per celebrare la fine di questo capitolo, la casa di Monaco presenta la Z4 Final Edition, disponibile su tutta la gamma con la verniciatura esclusiva Frozen Matt Black e dettagli a contrasto in rosso, sia sulla carrozzeria che negli interni in Alcantara e pelle Vernasca.

Sul mercato statunitense la Final Edition è proposta esclusivamente nella configurazione di punta M40i da 382 cv, con la possibilità di scegliere tra cambio automatico e manuale a sei marce, a testimonianza di quanto BMW abbia voluto rendere omaggio al pubblico più tradizionalista della Z4. Per il mercato italiano, la Final Edition è invece riservata alla sola variante M40i da 340 cv, con un sovrapprezzo di circa 4.400 euro rispetto alla versione standard.

Gli ordini si aprono a fine gennaio 2026 e l’ultimo esemplare lascia lo stabilimento austriaco a marzo dello stesso anno, chiudendo simbolicamente una tradizione iniziata ventiquattro anni prima. Nello stesso periodo, e nello stesso stabilimento, si conclude anche la produzione della gemella Toyota GR Supra, anche se il marchio giapponese ha già lasciato intendere di voler sviluppare un’erede entro la fine del decennio. Per BMW, invece, il futuro della sigla Z resta al momento un capitolo sospeso.

Un’eredità che continua sul mercato dell’usato

Con la fine della produzione, le tre generazioni della Z4 stanno vivendo una seconda vita sul mercato delle youngtimer. La prima serie E85, oggi ventenne, viene sempre più spesso descritta come una delle sportive accessibili più desiderate, capace di unire un design senza tempo a una meccanica robusta e collaudata. Anche la E89, con il suo tetto rigido e i motori turbocompressi, si sta ritagliando uno spazio crescente tra gli appassionati alla ricerca di un mix equilibrato tra comfort e prestazioni.

La G29, infine, forte della parentela tecnica con la Supra e di una gamma motori particolarmente apprezzata, soprattutto nella variante M40i, si candida a diventare, con il tempo, la Z4 più ricercata dell’intera storia del modello. Una roadster nata per interpretare il futuro, la Zukunft che dà il nome alla sigla stessa, e che oggi, proprio nel momento dell’addio, si trasforma definitivamente in un pezzo di storia BMW.

Vuoi conoscere le quotazioni di mercato aggiornate per una BMW Z4?

Iscriviti a Morpheus e leggi il magazine di Agosto 2026, troverai anche altre utili informazioni per acquistare la tua sportiva preferita in proprietà condivisa.

Disclaimer e rispetto AI Act

Acquista una supercar in co-ownership

Morpheus rende accessibile l’emozione, non solo l’auto.

Altri articoli di Morpheus