L’Anima contro il Volt: una scissione che non è solo tecnica, ma soprattutto filosofica. Si potrebbe descrivere così il diverso approccio che, nel settore delle auto sportive elettriche, sta caratterizzando due giganti dell’automotive: Ferrari e Lamborghini. Mentre la casa di Maranello ha deciso di abbracciare la scommessa tecnologia delle EV, con il progetto della Ferrari Luce, da Sant’Agata Bolognese giunge un più teutonico conservatorismo: niente full elettriche nell’immediato futuro. Due scuole di pensiero oggi agli antipodi, anche se nei prossimi decenni tutto può cambiare. E ora non resta che chiedersi: chi avrà ragione fra dieci anni? E, soprattutto, chi avrà protetto maggiormente il valore dei propri collezionisti?
Tra innovazione e purismo: due strategie a confronto
Due strade di fatto opposte, che sottendono due strategie diverse: mentre Ferrari ha deciso di abbracciare con entusiasmo il settore dell’elettrico, intravedendo la possibilità di nuove esperienze di guida, Lamborghini è determinata a proteggere l’emozione termica dei suoi appassionati. Ma come si caratterizzano le filosofie dei due colossi?
Ferrari: la posizione dell’innovatore

Sul fronte delle sportive elettriche, la strategia di Ferrari è chiara: la casa di Maranello ha deciso di abbracciare la scommessa tecnologica dei volt, confermando la sua posizione di innovatore sul mercato.
Ferrari ha infatti alzato il sipario sulla prima elettrica con il Cavallino Rampante già nell’ottobre 2025: con l’annuncio della Ferrari Luce, il gruppo ha introdotto il concetto di emozione elettrica. D’altronde, la sportiva ha contenuti tecnici di alto livello, con i suoi quattro motori indipendenti, oltre 1.000 cavalli di potenza e più di 60 brevetti depositati. E, per i potenziali clienti sempre più attenti all’ambiente, presenta anche un telaio con il 75% di alluminio riciclato.
Il focus di questa sportiva non è più la velocità pura, ma il mettere in evidenza dinamiche difficili da raggiungere oggi per il termico: una batteria integrata che abbassa il baricentro, un controllo dinamico della trazione estremo, brevetti e innovazioni tecnologiche per marce virtuali che simulano la sensazione del cambio manuale. In altre parole, Ferrari sta dicendo ad appassionati e collezionisti: cambia l’alimentazione, ma rimane invariata l’adrenalina al volante. D’altronde, come ribadito anche dal CEO Benedetto Vigna, “L’EV non è una transizione, è un’aggiunta”.
Lamborghini, un impeto più purista

Dal lato opposto, Lamborghini sembra invece aver scelto la strada del “Gran Rifiuto” all’elettrico per lo meno fino al 2030: il concept Lanzador, annunciato come primo BEV, sembra essere stato di fatto accantonato, per via di una domanda potenziale molto limitata da parte dei propri clienti. È lo stesso CEO Stephan Winkelmann a confermarlo: “Quando si tratta delle nostre auto, i clienti non vedono i BEV come un’alternativa, oggi”.
Il gruppo di Sant’Agata Bolognese vede più l’ibrido come il compromesso ideale in questa fase: modelli come la Revuelto e la Temerario sono stati apprezzati dai clienti, proprio perché offrono un’esperienza di guida legata all’emozione pura del termico: il suono, le vibrazioni, il carattere, tutti elementi che gli appassionati si dimostrano ben disposti a pagare a prezzi elevati. In altre parole, Lamborghini vuole proteggere quell’esperienza sensoriale – in particolare con il suo V12, che grazie all’ibrido vivrà fino al 2030 – che accompagna i motori termici da sempre, che non è detto che l’elettrico sia in grado di replicare.
Il valore residuo: cosa accadrà fra 10 anni?

Dal punto di vista dei collezionisti, queste differenti filosofie sollevano dubbi da non sottovalutare. Ad esempio, tra dieci anni un V12 puro sarà davvero considerato come un Rolex Daytona in un mondo di Apple Watch? O, per contro, l’evoluzione dell’elettrico sarà riuscita a spodestare l’emozione termica nel cuore degli appassionati?
Se ci si basa sul fattore nostalgia, il futuro gioca a favore del termico. I grandi miti delle sportive – si pensi all’intramontabile Porsche 911 – sono tutti nati sul rombo e sul carattere del motore termico. L’esperienza di Porsche con Taycan ne è un perfetto esempio: offerta iniziale non coerente con la domanda, qualche richiamo di troppo e mancanza dell’anima termica hanno portato il suo primo EV a perdere valore molto più velocemente delle 911 o delle Panamera equivalenti.
Bisogna poi considerare il rischio di obsolescenza programmata: una sportiva termica, dove la meccanica la fa da padrona, mantiene le sue caratteristiche tecniche nel tempo. Una supercar elettrica, invece, potrebbe perdere la sua identità a causa di aggiornamenti software non più compatibili con l’hardware di bordo (i vecchi iPad e iPhone ricordano qualcosa?), oppure la galoppante evoluzione tecnologica delle batterie potrebbe portare i modelli EV meno recenti e con scarsa autonomia al totale disinteresse degli appassionati, proprio per la limitata fruibilità rispetto agli ultimi modelli. Sarà forse anche per questo che, al momento, le sportive elettriche non cavalcano nessun trend né rappresentano uno status symbol: poco celebrate dalla stampa di settore, non trovano nemmeno grandi testimoni fra le celebrità.
Per contro, non bisogna escludere che l’elettrico potrebbe diventare un passaggio forzato, tale da tagliare le ambizioni dei collezionisti più irriducibili. Le normative future sono tutte da scoprire: cosa potrebbe succedere, ad esempio, se fra qualche anno si dovesse optare per il divieto totale alla circolazione delle termiche? Gli appassionati si accontenteranno di sfoggiare le loro sportive solo in garage o magari girare solo in pista?
Cosa potrebbe accadere davvero?
Fra dubbi e speranze degli appassionati il collezionista di domani non cercherà l’auto più rapida, ma quella più rara nell’esperienza.
Le elettriche probabilmente domineranno in performance assolute, o per l’utilizzo cittadino, mentre i motori termici e ibridi diventeranno come vere opere d’arte, da sfoggiare in pista o da mettere alla prova sui passi alpini. E proprio questo effetto rarità potrebbe portarne i listini alle stelle: la magia del termico, in un futuro elettrico, determinerà infatti una scarsità che gli appassionati non vorranno perdere.
Chi ha quindi ragione, tra Ferrari e Lamborghini? Nessuna delle due, probabilmente. Il futuro sembra già parlare chiaro: elettrico e termico conviveranno, in contesti però ben separati.