Quell’affare allettante che proviene da Dubai rischia di trasformarsi in un incubo europeo dal costo esorbitante. È così che si potrebbe riassumere l’ultima singolare tendenza, foraggiata dai social network, dell’acquisto di auto sportive abbandonate o incidentate negli Emirati Arabi Uniti.
Nonostante sulla carta le condizioni sembrino ottime, e i prezzi particolarmente stracciati, una volta giunte nel Vecchio Continente queste vetture rivelano una realtà ben diversa: riparazioni raffazzonate, danni strutturali non dichiarati, difficoltà di omologazione e tariffe d’importazione inaffrontabili.
Perché allora lanciarsi in un vero terno al lotto, quando con il possesso condiviso è possibile guidare una supercar a prezzi abbordabili acquistandola di prima immatricolazione italiana o europea?
Il fenomeno globale delle supercar di Dubai

Dalle Lamborghini alle Ferrari, passando per Porsche e tanti altri marchi, non si può dire che Dubai non sia una delle capitali delle supercar. Sempre più al centro della finanza internazionale, la Perla del Golfo è diventata simbolo della ricchezza senza confini, tra esperienze a cinque stelle e, appunto, veicoli lussuosi. Eppure, questa facciata scintillante nasconde un fenomeno ben più cupo: quello dei cimiteri delle quattro ruote.
Dubai è infatti famosa per i suoi lotti di auto abbandonate o incidentate, che crescono di migliaia di esemplari ogni anno. Dei veri e propri veicoli zombie che, rimasti senza proprietario, vengono raccolti in cimiteri delle supercar, pronti per essere smaltiti o venduti al miglior offerente.
Le ragioni alla base di questo singolare fenomeno sono molteplici e, nella maggior parte dei casi, legate allo stile di vita non sempre sostenibile della città del lusso:
- molti proprietari lasciano il Paese per debiti o cambi di vita e, nell’impossibilità di farsi carico dei costi di esportazione delle supercar, semplicemente le abbandonano;
- altrettanti residenti, dalle risorse economiche elevate, in caso di incidenti preferiscono comprare un nuovo veicolo, lasciando quello danneggiato letteralmente dove capita, spesso a bordo delle strade.
Come spesso accade, su questo fenomeno – da più parti definito distopico – diversi hanno deciso di avviare un singolare business: la rivendita in Europa.
Tra influencer e video virali, per convincere gli europei

Chi frequenta i social, anche solo saltuariamente, se ne sarà accorto: da qualche tempo a questa parte, i feed sono presi d’assalto da condivisioni e video virali, dedicati alle “vantaggiose” auto di lusso di Dubai.
Armati di smartphone, centinaia di influencer si riprendono a fianco di supercar abbandonate, creando contenuti sensazionali per gli utenti europei: lo scopo è quello di convincerli all’acquisto di una di queste sportive zombie, spingendo su prezzi incredibili – alcune Lamborghini sono state proposte a inverosimili cifre di poche decine di migliaia di euro – e promettendo assistenza per tutto il percorso.
Quel che però gli influencer non dicono è che, anche quando il venditore ha le migliori intenzioni, queste vetture rappresentano comunque un rischio in Europa.
I problemi delle auto di Dubai in Europa
Chi decide di acquistare un’auto di lusso da Dubai, spesso sottovaluta i rischi della sua importazione nel Vecchio Continente. Oltre ai possibili problemi tecnici – come danni non dichiarati o riparazioni di basso livello, vi sono infatti una serie di limitazioni burocratiche da prendere in considerazione. Ma quali sono i problemi più comuni?
Auto pensate per un clima diverso

Innanzitutto, bisogna considerare che le supercar prodotte per il Golfo Persico sono progettate per garantire alte prestazioni in un clima decisamente diverso da quello europeo. Rispondono infatti alle specifiche locali “GCC”(Gulf Cooperation Council), ovvero sono sottoposte a modifiche tecniche e strutturali per resistere a condizioni climatiche complesse, come il caldo estremo, l’umidità e la costante esposizione alla sabbia.
In Europa, queste configurazioni possono determinare problemi da non sottovalutare:
- difficoltà di omologazione individuale, con costi elevati per la mancata aderenza alle certificazioni CoC europee;
- forte rischio di inefficienze, soprattutto in inverno, con impropri consumi di carburante e una maggiore probabilità di guasto.
Bisogna inoltre sottolineare che l’eventuale conversione dalle specifiche GCC a quelle europee non sembra essere una strada percorribile, data la difficoltà tecnica e gli elevati costi.
Riparazioni fallaci o di bassa qualità

Dal numero di lamentele apparse sui social, e come accennato anche da portali specializzati, molte delle supercar abbandonate o incidentate a Dubai sarebbero riparate in modo frettoloso, con materiali di bassa qualità, allo scopo di massimizzare il profitto prima della rivendita ad automobilisti europei. Tra i problemi più comuni rilevati:
- danni strutturali ai telai non dichiarati, nascosti da verniciature approssimative;
- parti di ricambio non originali, di scarsa qualità;
- cablaggi elettrici deteriorati dal caldo;
- plastiche esterne secche e fragili, a causa del clima del deserto;
- rivestimenti interni danneggiati o, ancora, coperture plastiche di accessori e vani ricostruite in fretta e furia con stampanti 3D.
Una volta in Europa, questi difetti emergono rapidamente: i costi di ripristino sono decisamente gravosi e, nei casi più gravi, ci si imbatte in difficoltà di omologazione o nell’impossibilità di sottoscrivere una polizza assicurativa.
Elevati costi d’importazione
Infine, oltre ai problemi tecnici, non bisogna dimenticare che l’importazione di un’auto da Dubai comporta oneri economici che, spesso, vanificano il risparmio iniziale sul prezzo d’acquisto vantaggioso.
Ad esempio, l’importazione comporta un dazio doganale del 10% sul valore del CIF – cioè il costo dell’auto, più il trasporto e l’assicurazione – seguito dall’IVA al 22% sul valore comprensivo del dazio. Vanno poi considerati i costi di trasporto via container, le spese di sdoganamento, l’omologazione presso la Motorizzazione Civile – che, in assenza di CoC europeo richiede test individuali da diverse migliaia di euro – e l’immatricolazione nazionale. In altre parole, si rischia di raddoppiare il prezzo pagato a Dubai.
Per evitare pessime sorprese, un’ottima alternativa è rappresentata dal possesso condiviso di un’auto immatricolata in Italia o in Europa, in modo da distribuire i costi sia d’acquisto che di manutenzione fra più proprietari, offrendo la possibilità di acquistare supercar nuove e usate con investimenti contenuti. La piattaforma Morpheus facilita il processo di co-ownership con i suoi servizi digitali dedicati.